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19 agosto 2007

Per cambiare la politica e unire la sinistra - Documento della sezione Villa Caldari di Ortona - testo integrale

Per cambiare la politica e unire la sinistra.  Documento CD. Continua l’analisi della nostra sezione sulle elezioni amministrative e sulla ricerca per l’unità della sinistra ad Ortona. Villa Caldari 10 agosto 2007

La questione nazionale. La vicenda politica nata da due mesi a questa parte rafforza la scelta compiuta il 5 maggio è conferma l’esigenza di costituire un movimento politico autonomo che contribuisca ad aprire un creativo processo di rinnovamento e unità della sinistra italiana, per affermare i valori della pace, della libertà, del lavoro, della laicità, della sostenibilità e dei beni comuni, dell’etica della politica quali cardini di un socialismo nuovo.

Per il bene del centro-sinistra è augurabile che quel progetto PD superi le difficoltà registrate e si predisponga ad alleanze strategiche con la sinistra dell’Unione in una logica bipolare da matura democrazia parlamentare. Sarebbe assai grave se, viceversa, esso si preparasse ad essere equidistante dalla sinistra e dalla destra. Non tranquillizzano, in questo senso, gli intenti manifestati da Veltroni (su lavoro, laicità, sicurezza, ambiente, future alleanze elettorali) e le dichiarazioni ed i comportamenti di alcuni dirigenti del Pd, ciascuno dei quali va costruendo una propria corrente personale, teorizzando, specie al nord, mani libere sulle alleanze e contenuti assai diversificati e al momento per niente amalgamati. Preoccupano ancor più le prese di posizione di molti esponenti della Margherita che addirittura auspicano apertamente la rottura dell’Unione ed uno sbocco moderato del quadro politico.

 Visibilmente, dentro e fuori la coalizione di centro-sinistra, è in atto il tentativo di spostare su posizione moderate l'asse politico del Governo, mettendo tra parentesi il programma (sulle pensioni, sulla legge 30, sui diritti civili, sulle infrastrutture …), attaccando strumentalmente la sinistra (dipinta come radicale anche quando chiede il rispetto del programma elettorale del centro sinistra), cercando di delegittimare la Cgil per la sua autonomia (particolarmente odioso è il tentativo di scagliare i figli contro i padri), muovendo pressioni, non contrastate, come quelle di Confindustria, gerarchie vaticane, mezzi d’informazione, sostenendo un pericoloso e antidemocratico referendum bipartisan sulla legge elettorale, alimentando spinte antipolitiche sulla base di una forte e reale crisi della politica. Nella società italiana si aggravano  processi di frantumazione e di corporativizzazione, derive culturali, pulsioni violente e antisolidali. Tutto ciò rischia di soffocare le molte risorse morali, intellettuali, professionali che aspirano ad un’Italia più giusta e più moderna. A margine di tutto ciò, riemerge, inquietante, un’endemica malattia del nostro Paese: la scarsa attitudine democratica dei servizi segreti, mai al servizio fino in fondo della Repubblica e della Costituzione e volta a volta impegnati in trame oscure.

 Per questi motivi, per dovere verso il popolo del centro-sinistra che ha dato fiducia all’alleanza  dell’Unione, nella consapevolezza che oggi questa rappresenta l’equilibrio più avanzato possibile, il sostegno e la lealtà all’attuale Governo dei nostri parlamentari, di chi ricopre incarichi di governo e dei nostri militanti è fuori discussione. Al tempo stesso il programma dell’Unione deve essere pienamente realizzato, in modo da corrispondere alle aspettative degli elettori ad oggi non soddisfatte (come conferma l’esito elettorale delle recenti amministrative), ed il Governo deve marcare visibilmente la necessaria discontinuità rispetto al precedente esecutivo. In Parlamento e nella società “Sinistra Democratica” si pone il compito di tenere unita la coalizione di centro-sinistra, fermo l’asse del Governo, contrastare tutte quelle azioni che lo mettono in pericolo e far pesare legittimamente e responsabilmente l’area di sinistra. Ciò è avvenuto in occasione dell’approvazione del Dpef, non a caso caratterizzato da più giustizia sociale e maggiori risorse per lo sviluppo di qualità, grazie al fatto che a sinistra si è agito uniti (assemblea dei parlamentari, incontri con le organizzazioni sindacali, lettera dei quattro ministri).Il contributo più forte per la tenuta dell’Unione e per addivenire a scelte di governo coerenti con gli impegni assunti con gli elettori, è dunque dato dalla capacità di dare vita ad una più influente, unitaria e forte sinistra, nelle istituzioni e nella società.

 L’impresa che vogliamo compiere parte da qui, ma è più duratura e va oltre una legislatura, giacchè vogliamo ricostruire, per l’oggi e per il domani, ciò che in Italia non c’è: una grande forza di sinistra socialista, di cambiamento e di governo, perchè una sinistra senza il fascino di “utopie concrete” non mobilita, non convince, non vince, e una sinistra senza la vocazione di governo non si rende utile a chi non ha potere, perchè non incide sulle condizioni di vita delle persone e nelle concrete scelte politiche.

Questo progetto ha già mobilitato energie vecchie e nuove e permesso in poche settimane di costituire, con la sola arma della passione politica, Sinistra Democratica in tante località, anche nella nostra provincia. Inoltre, in tutti i soggetti della frammentata sinistra politica italiana inizia ad esservi la consapevolezza che “da soli non si può”. Tuttavia, tutti abbiamo bisogno di un salto di qualità, capace di rinnovare davvero le pratiche politiche, superare visioni identitarie importanti ma insufficienti, allontanare diffidenze e cura di orticelli.  Servono, insieme, luoghi per elaborare una adeguata e comune cultura politica (una Fondazione nazionale, ma con attività nei territori e locale) e la messa in opera di coordinamenti nelle istituzioni e di patti di azione nella società, in modo da portare idee, elaborazioni e interessi diversi ad una più avanzata sintesi. E serve che a livello nazionale si promuovano, presto e insieme, azioni dal forte valore simbolico, capaci di coinvolgere subito la sinistra diffusa che si ritrova nel sindacato, nelle associazioni di volontariato, nei comitati. Insomma, mobilitare una più vasta opinione pubblica progressista, per creare, all’insegna di “una testa un’idea”, una partecipazione grande e ricca. Tutto ciò non avviene spontaneamente. Pur con tutto il doveroso senso del limite, siamo consapevoli che più Sinistra Democratica sarà forte, radicata e innovativa, più anche le altre forze di sinistra – proprio perché già strutturate - potranno percorrere meglio la strada dell’unità. Allora sarà compiuta la missione di SD. Affinché tale impresa risulti utile e motivante per i tanti soggetti, individuali e collettivi, che guardano a noi con interesse, ed abbia il successo politico che si merita, fin dall’inizio occorre essere molto esigenti con noi stessi ed essere consapevoli di potenzialità e difficoltà.

Per un socialismo nuovo. Anni di egemonia del pensiero neo-liberista hanno messo in crisi le idee di sinistra, di qualunque matrice(socialista, comunista, democratico-progressista, ambientalista, ecc.) in Italia ed in Europa, e ciò ha definitivamente messo in discussione il compromesso democratico sociale tra capitale e lavoro che aveva caratterizzato la seconda metà del Secolo breve. Al tempo stesso è venuta avanti una critica a questa globalizzazione capitalista che ha percorso strade esterne ai partiti e, nei suoi aspetti migliori, ha stimolato processi critici in ampli strati della popolazione e alimentato la richiesta di nuovi paradigmi su cui fondare la civiltà. Nel vecchio continente il Socialismo europeo rappresenta l’alveo politico e culturale vitale all’interno del quale ci riconosciamo e verso il quale sempre più dovranno tendere le forze di sinistra e di progresso.

I valori e i contenuti di un socialismo nuovo devono essere riportati in primo piano anche nell’agire politico locale e nazionale, per divenire il segno distintivo di una alternativa politica: il nostro pane quotidiano, il contrario di una politica priva di respiro ideale e ridotta a tattica, personalismi, accomodamenti; una politica che si riappropri del senso e dei tempi lunghi della storia, e non si riduca a tecnicismi e politologie propri dell’ultima stagione politica che vogliamo lasciarci alle spalle.

Noi siamo per estendere le libertà individuali e i diritti sociali e di cittadinanza; affermare e diffondere la democrazia; mettere in valore la libertà e la differenza femminile; distribuire i benefici universali della conoscenza e della tecnica; ridistribuire secondo principi di eguaglianza ed equità la ricchezza e assicurare a tutte le donne e gli uomini del pianeta la libertà dal bisogno; sostituire la cooperazione internazionale alle politiche di forza; proteggere l'integrità della terra per le generazioni presenti e quelle future; contrastare le neoideologie tribali, razziste, etnocentriche, fascistoidi e fondamentaliste. Questi sono i tratti del nostro programma ed i motivi fondamentali del nostro impegno di uomini e donne di sinistra.

Riformiamo la politica per  recuperare  un concetto alto e pieno di democrazia. La politica è avvolta in una gravissima crisi, alimentata da diverse questioni che rischiano di  produrre un pericoloso corto circuito ai danni delle istituzioni e della democrazia. La politica si è resa autoreferenziale, si è allontanata  dai cittadini e dai problemi quotidiani e concreti, spesso è appiattita e chiusa  nelle istituzioni, quasi che la sua esclusiva funzione sia divenuta quella di mera amministrazione dell’esistente. I costi della politica sono troppo alti e spesso impropri. La politica è debole, con istituzioni che faticano a dare risposte pronte ed utili alla società nelle sue sfaccettature che sta subendo anch’essa una crisi fatta di disgregazione e, con  la perdita di grandi collanti ideali e politici, rischia una deriva corporativa, dove ogni gruppo sociale è contro l’altro. I rischi del populismo e dell’antipolitica sono alti: nella debolezza della politica si affermano altri poteri, quelli economici, quelli finanziari, le lobbies, le corporazioni, e crescono il qualunquismo e la risposta presidenzialistica dell’uomo della provvidenza. E’indispensabile, dunque, una risposta da sinistra.

Noi siamo per cancellare privilegi, semplificare, snellire, individuare strumenti efficienti per riportare sobrietà e rigore nell’uso del denaro pubblico, improntare comportamenti individuali e collettivi al rispetto delle istituzioni, che non sono al servizio di chi vi è stato eletto o nominato, ma solo dei cittadini. Vogliamo un rapporto più vicino con chi si rappresenta, sviluppando capacità di ascolto e di confronto per costruire insieme risposte ai bisogni reali. Per questo è fondamentale che anche la politica organizzata in partiti ritrovi radici nei territori, tra i cittadini e non si basi esclusivamente su sondaggi, comunicati stampa e apparizioni televisive. Siamo per riforme che aumentino gli spazi di libertà e democrazia, da quelle istituzionali a quella elettorale, dentro il rigoroso rispetto dello spirito e delle indicazioni costituzionali tuttora validissimi (per questo siamo contro il referendum “truffa” sulla legge elettorale) che riportino alla politica e nella politica quei ruoli, che le spettano, di rappresentanza (con assemblee elettive che vanno difese, valorizzate, rinnovate) e di capacità di fornire soluzioni attraverso una sua capacità decisionale.

Il movimento per un vero cambiamento. Siamo consapevoli dei guasti che stanno alle nostre spalle, sappiamo che la politica si è rinsecchita e che è diventata spinta personale alla carriera, talvolta di puro opportunismo,  siamo consapevoli delle disillusioni prodotte in tanti militanti e della difficoltà per i più giovani di avere, nei partiti, luoghi accoglienti dove fare una buona esperienza di vita. Per questo noi vogliamo vivere democraticamente. Il movimento deve vivere con precise regole democratiche, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, iscritti ed iscritte devono decidere la linea politica attraverso processi partecipativi. Devono essere stabiliti momenti di verifica certi e costruttivi. Dovrà essere il movimento del “noi” che contrasta processi leaderistici e di delega ampiamenti abusati nell’attuale politica. Noi stessi dobbiamo cambiare per cambiare la politica. Darci riferimenti certi ed organismi legittimati aiuta la pratica democratica e spinge a promuovere partecipazione, soluzioni condivise e ricerca del consenso motivato.

Vogliamo rovesciare i luoghi della politica, inventare nuovi linguaggi. L’attività del movimento deve puntare a riportare la politica su strada, nei luoghi di lavoro e di studio, nelle zone degradate, nei luoghi dove si sviluppano anche autonomamente vertenze territoriali. Può farlo in proprio e in associazione con altri soggetti. Può farlo su campagne nazionali, ma anche producendo il massimo di sperimentazione. In questo senso noi tutti siamo messi alla prova: si deve provare a introdurre linguaggi, modalità, pratiche, forme aggregative nuove, anche mutuando dalle esperienze delle associazioni e dei tanti movimenti nati e sviluppatisi in questi anni su scala globale e nazionale. Il movimento non deve vivere in virtù della sua pur importante proiezione parlamentare e se divenisse una mera appendice di chi opera nelle istituzioni finirebbe prima di nascere.

Un forte allarme per il centro-sinistra: ascoltiamolo. La tornata amministrativa di maggio/giugno ha evidenziato gravi problemi per il centro-sinistra soprattutto ad Ortona ma anche in provincia, ma il dato elettorale è stato inopinatamente rimosso da tutti i partiti. Abbiamo perso Comuni che solo pochi anni fa erano considerati saldi presidi, non si è guadagnata ad Ortona, che usciva da una gestione commissariale e dalla pessima prova fornita dall’amministrazione di centro-destra;  laddove si è vinto, la rappresentanza consiliare dell’area progressista è drasticamente ridotta.

Si scontano anche in provincia due fenomeni generali: un’estesa critica verso la politica ed un’acuta sfiducia verso il Governo nazionale, con una forte astensione al secondo turno dell’elettorato di centro-sinistra.

Ma sarebbe sbagliato non vedere che anche da noi, per motivi locali, è cresciuta una critica verso determinate forme e contenuti dell’amministrare e del fare politica: nepotismo, troppa distanza dalla vita e dai problemi delle persone, percorsi individuali di chi ha ruoli pubblici che non sempre incarnano spirito di servizio e passione civile, tutela intermittente, inadeguata e spesso residuale degli strati sociali più deboli, politiche del territorio che anziché risolvere i problemi ambientali certe volte li creano, eccessiva litigiosità tra partiti, nessuno dei quali può più contare su un forte radicamento, né tantomeno pensare di rappresentare un blocco sociale che coeso non è più.

Come Ds delle vile ed ora Sinistra Democratica ad Ortona ci siamo impegnati ed abbiamo contribuito a rafforzare l’unione di centro sinistra : per noi vale e varrà sempre una collocazione politica non ambigua, da parte nostra proposte e critiche non aprono la porta alla destra, ma cercano di portare avanti la fondamentale missione per la quale siamo nati: “Cambiare Ortona e unire la sinistra”. Come SD di Ortona vogliamo lavorare sulle seguenti questioni.

2. Contribuire e fare l’unita del centro sinistra  e costruire la nuova sinistra ad Ortona .  E’ necessario costruire occasioni politiche, scadenze e piattaforme programmatiche per ravvicinare le opposizioni di sinistra e cogliere l’obiettivo delle prossime scadenze elettorali, a partire da quelle della prossima primavera, per contribuire ad estendere in tutta la nostra provincia più avanzate amministrazioni dell’Unione.

3. Promuovere la partecipazione e la riforma della politica. Siamo dell’opinione che democrazia rappresentativa e democrazia partecipata non sono in antitesi, ma vadano intrecciate. La prima va rinnovata: più valore alle assemblee elettive; riduzione della distanza tra governanti e governati, attraverso nuovi canali di partecipazione e con una genuina immersione degli amministratori nelle pieghe della società; maggiore sobrietà, rigore, trasparenza e controlli, semplificazione e riduzione dei costi  della politica, autoriforma dei partiti, che debbono essere luoghi di elaborazione culturale e politica, di promozione delle idee, dei progetti, della partecipazione e della passione civile e non, come ora, meri comitati elettorali che interessano solo gli attori delle carriere. La seconda va implementata e regolata. La nascita di comitati è, sempre, la spia della distanza o della sordità di istituzioni e partiti, al di là della contraddittorietà delle diverse missioni dei comitati: alcuni esprimono spinte egoistiche , altri esprimono una preziosa “coscienza di luogo” utile alla democrazia. Tutti questi soggetti tematici sono una sfida per la politica che non fa più da tempo il suo mestiere. Non secondaria potrà essere la partecipazione dei cittadini, utenti e consumatori organizzati, alle scelte per il funzionamento dei servizi pubblici locali, anche prevedendo la loro presenza negli organismi di indirizzo e di controllo e in quelli di gestione.

4. Sostenere un alternativo modello di sviluppo. La globalizzazione liberista ha colpito anche il nostro territorio. Alla perdita di competitività ha corrisposto la crescita della precarietà; alla stagnazione ha corrisposto un clima di incertezza che abbraccia tutti i campi della vita. L’illusione su antiche certezze o per altro verso l’approdo ad una “modernizzazione” senza alcuna qualità sociale e umana, costituiscono in entrambi i casi risposte sbagliate. Una sinistra unita, di cambiamento e di governo, si misura sulla capacità di contribuire a costruire un diverso modello di sviluppo e nuovi stili di vita per assicurare a tutti un benessere pieno, per perseguire i quali è strategico il ruolo del pubblico, rivisitandone forme e categorie ed aggiornandolo, nei settori dell’istruzione, della ricerca, della cultura, della salute e dell’economia ed introducendo il concetto di beni comuni, esempio di come si possa oggi declinare il concetto di pubblico accanto a quello più propriamente statuale. I cardini di questo sviluppo sono rappresentati da:

- La qualità del lavoro, dunque lotta alla precarietà (ad iniziare da quella interna alle amministrazioni pubbliche), tutela dei diritti e della piena dignità dei lavoratori (a partire dalla sicurezza nei luoghi di lavoro), investimenti in ricerca e alta formazione, sostegni realmente selettivi a chi promuove buona occupazione. Nel campo industriale servono imprese più grandi e messe in rete per poter innovare e gareggiare con prodotti di qualità. Nel campo agricolo occorre puntare sulla naturalità, su prodotti no ogm, su filiere corte e prodotti a minore consumo di acqua. Nel campo del turismo artistico-ambientale è necessaria una promozione più razionale e meno sfrangiata e dispersiva di risorse e un’offerta capace di intercettare a tutto tondo non solo interessi diversi, ma anche tutte le categorie sociali.

- La qualità dell’ambiente. Innanzitutto occorre privilegiare prodotti e servizi a basso utilizzo di materia prima e di energia, abbattendo inquinamento e produzione di rifiuti. Occorre promuovere il risparmio energetico e accrescere senza indugi le fonti energetiche rinnovabili (sole, vento, biomasse su scala locale, da aggiungere alla nostra geotermia). Occorre ridurre il consumo di acqua per usi civili e agricoli, riutilizzare le acque reflue per usi industriali, mettere in sicurezza il territorio da rischi idraulici, realizzare nuovi invasi. Occorre davvero realizzare le “4 R” dei rifiuti: Riduzione, Raccolta differenziata, Riutilizzo, e solo in misura marginale impianti per il Recupero della quota non altrimenti smaltita (la nostra provincia ha brutti primati: alta produzione e bassa raccolta differenziata, una situazione da rovesciare al più presto). Occorre potenziare ogni alternativa alla mobilità privata e su automobile. Occorre una maggiore tutela del territorio da fenomeni speculativi,  invertire il trend del cemento, per puntare sulla riqualificazione urbanistica e del patrimonio edilizio esistente.

- La qualità della sicurezza sociale. Sulla salute la nostra Regione ha giustamente sostenuto un modello basato sul carattere pubblico, universalistico, finanziato dalla fiscalità generale. La spesa per la salute e per i servizi sociali, oltre ad assicurare un sacrosanto diritto di cittadinanza, rappresenta anche una componente dello sviluppo. Dopo la politica di razionalizzazione svolta, oltre al completamento della rete dei nuovi ospedali si deve ora puntare sulla prevenzione, qualificare ulteriormente i servizi sanitari, fornire risposte attente, appropriate, rapide. In campo sociale occorre potenziare i servizi domiciliari e semiresidenziali e disporre di un fondo per la non autosufficienza.

- La qualità delle relazioni sociali. Occorre una politica che contrasti qualunque forma di solitudine, di atomizzazione, di marginalità, per conquistare una sicurezza vera che non sia basata su logiche sicuritarie. Con luoghi e interventi culturali diffusi e permanenti; con interventi urbanistici che non dimentichino mai – accanto all’esigenza di abitazioni per i settori sociali più svantaggiati – di costruire spazi per le relazioni, ad iniziare da quelle tra bambini; con una rete ancor più vasta e articolata di servizi per l’infanzia; con azioni e luoghi di aggregazione per permettere ai giovani di avere alternative al tempo libero mercificato e agli anziani di uscire di casa; con politiche di conciliazione dei tempi e degli orari. Occorre sostenere tutte le forme di associazionismo e di volontariato che arricchiscono i nostri territori. Occorre un nuovo e consapevole impulso nella costruzione di una società interculturale, fatta di diritti e doveri, la vera frontiera delle società contemporanee .

 - Costituire una volta per tutte i comitati di quartiere, far partecipare i cittadini alla gestione del territorio.
Disponibili al confronto con le forze politiche del centro sinistra e comitati organizzati.

Il segretario
F. Cellucci
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permalink | inviato da sdchieti il 19/8/2007 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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